Bullismo: vittima o bullo, una guida per il genitore

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Bullismo: vittima o bullo? Guida per il genitore

Essere genitori non è mai stato un mestiere semplice e bisogna riconoscere che la società contemporanea ci pone di fronte a difficoltà e livelli di complessità sempre maggiori. Tra le tante, una delle sfide più grandi che gli adulti si trovano attualmente a dover affrontare è senza dubbio l’imparare a guardare i propri figli con sguardo oggettivo. Per farlo occorre rinunciare al bisogno, tipico della nostra società narcisista, di vedere in essi una proiezione di sé da difendere ad ogni costo, arrivando anche a screditare l’autorevolezza dell’istituzione scolastica, un tempo, a torto o ragione, indiscussa.

Un’ammissione difficile: mio figlio è un bullo

Se questo nuovo sguardo dovesse portarvi alla presa di consapevolezza che vostro figlio si è reso protagonista di atti di bullismo, ciò non vi legittima a sentirvi genitori inadeguati: se da una parte è vero che lo stile educativo gioca, a livello familiare, un ruolo importante nella trasmissione dei valori e nel riconoscimento e rispetto delle regole della collettività, d’altro canto non è l’unico elemento in gioco; come fattori di rischio sono riconosciuti, a livello individuale, il temperamento, la tendenza alla disattenzione-iperattività, tendenza verso giochi maneschi, la scarsa capacità di lettura del comportamento e delle intenzioni altrui, le limitate competenze di problem solving (tendenza del ragazzo ad usare il gesto prepotente come unica strategia di risoluzione dei problemi) e, a livello sociale, l’appartenenza del ragazzo a gruppi di compagni di scuola e/o amici che, con il loro atteggiamento di ammirazione, supportano e rinforzano alcuni comportamenti negativi, oppure anche il prender parte ad alcune sottoculture “di strada” in cui il rispetto viene confuso con la paura.

Il peso della responsabilità dell’educazione dei ragazzi è senza dubbio condiviso, motivo per cui occorre affrontare il fenomeno del bullismo su più fronti, in primo luogo attraverso un’alleanza che va ricercata tra famiglia-scuola-istituzioni.

Come riconoscere se il proprio figlio è un Bullo?

Occorre avere chiaro che per bullismo si intende un fenomeno sfaccettato e in continua evoluzione che comprende una varietà di agiti quali minacce, offese, molestie, umiliazioni, discriminazioni, comportamenti di esclusione e violenza fisica rivolti ai danni di una vittima. Non è sempre una questione di bullismo vera e propria e bisogna fare attenzione a usare impropriamente questa classificazione.

Questi comportamenti hanno carattere di intenzionalità (sono diretti a creare danno alla vittima o divertire gli spettatori), ripetitività (non sono dovuti a reazioni situazionali), sono caratterizzati dalla presenza di un’asimmetria nella relazione (squilibrio di potere tra chi compie l’azione e chi la subisce). I protagonisti sono sempre bambini o ragazzi in età scolare che rivestono i ruoli di carnefice-vittima-spettatore.

Risulta quindi importante impegnarsi nello sforzo di riconoscere tali comportamenti, senza cedere alla tentazione di sminuirli etichettandoli come semplici “ragazzate”. Solo così facendo sarà possibile intervenire tempestivamente, in sinergia con l’istituzione scolastica, ed evitare che determinati agiti degenerino fino a configurarsi non più come atti di bullismo bensì come veri e propri reati, perseguibili penalmente dalla legge.

Alcuni campanelli d’allarme per i genitori

– il proprio figlio prende in giro ripetutamente e in modo pesante gli altri ragazzi, li rimprovera, intimidisce e minaccia;

– tira calci, pugni, spinge;

– danneggia le cose;

– fatica ad essere empatico e a mettersi nei panni degli altri;

– tende a non valorizzare gli altri;

– non sa esprimere le proprie emozioni in modo assertivo

– non mostra interesse a voler risolvere le situazioni in modo positivo

Gli insegnanti riportano che a scuola:

– prende in giro ripetutamente i compagni, denigra, intimidisce, umilia, minaccia, comanda, domina, sottomette, deride;

– aggredisce fisicamente i compagni con calci, pugni, spintoni;

– danneggia o ruba gli oggetti degli altri;

– esclude intenzionalmente qualcuno dal gruppo, isola

Scarica la guida di Future is Now, Guida al Bullo 2.0

Una scoperta dolorosa: “mio figlio è vittima di bullismo”

Come riconoscere se il proprio figlio è vittima di bullismo

Essere vittima di bullismo vuole dire subire ripetutamente atti di violenza o prevaricazione tesi ad arrecare un danno (materiale o psicologico) o a divertire degli spettatori. Al genitore attento ed impegnato a riconoscere il proprio figlio per quello che realmente è, viene chiesto lo sforzo ulteriore di cercare di capire se gli atteggiamenti del proprio figlio, presunta vittima, possano in qualche modo “stuzzicare” il bullo provocandone la reazione, fermo restando che reazioni di questo tipo non devono in ogni caso considerarsi giustificabili. Le cosiddette “vittime provocatrici” si riconoscono perché mettono in atto comportamenti abituali che causano tensione e irritazione non solo nei compagni ma anche negli adulti provocando reazioni negative.

Campanelli d’allarme per i genitori della vittima

– il proprio figlio ha spesso vestiti stracciati o sgualciti, libri o oggetti rovinati quando torna da scuola;

– ha lividi, ferite, tagli e graffi di cui non dà spiegazione;

– non invita a casa compagni di classe e raramente trascorre del tempo con loro;

– non viene invitato alle feste;

– mostra malessere (mal di testa, mal di pancia …) la mattina prima di andare a scuola;

– si isola, evita di partecipare ad eventi, ricerca nuovi percorsi per evitare i bulli;

– dorme male, fa brutti sogni;

– presenta un calo del rendimento scolastico e dell’interesse;

– ha frequenti sbalzi d’umore;

Gli insegnanti riportano che a scuola:

– è spesso presa in giro o aggredita dai compagni di classe;

– le vengono rubati o danneggiati degli oggetti;

– è spesso sola nei momenti di ricreazione e ricerca la vicinanza dell’adulto;

– è ansiosa e insicura e ha difficoltà a parlare davanti ai compagni di classe

Come Intervenire:

– Evitare atteggiamenti colpevolizzanti o punitivi: considerare il bullo come bisognoso di aiuto consente di creare un clima di ascolto dove possono trovare accoglimento le emozioni dei ragazzi (i sentimenti di paura della vittima come anche la rabbia del bullo) nel tentativo di comprendere i loro vissuti;

– favorire una visione reale del problema evitando di schierarsi dalla parte del bullo o della vittima;

– confrontarsi con i propri figli condividendo paure e preoccupazioni rispetto all’accaduto coinvolgendo attivamente i ragazzi nella ricerca di soluzioni al problema;

– potenziale l’autostima e l’autonomia dei ragazzi consentendo loro di sperimentarsi in attività in cui riescono bene per acquisire fiducia in loro stessi, evitando atteggiamenti iperprotettivi;

– favorire momenti di socializzazione positiva creando occasioni di incontro extra-scolastiche;

– lavorare sulle competenze sociali: insegnare al proprio figlio a riconoscere le emozioni altrui, a tollerare la frustrazione derivante dal mancato soddisfacimento di una gratificazione immediata, a gestire la rabbia e ad esprimerla in maniera socialmente accettabile;

– con il proprio comportamento rendere evidente e condividere una scala di valori

Se un genitore pensa che il proprio figlio sia vittima o si sia reso protagonista di atti di bullismo, il primo passo fondamentale da compiere consiste nel comunicare tempestivamente alla scuola i propri sospetti per fare in modo che gli insegnati possano prestare maggiore attenzione alle dinamiche in corso tra i ragazzi ed intervenire con attività rivolte sia al gruppo classe che al singolo (il bullo e la vittima), che mirino a rafforzare le abilità di comunicazione e di relazione tra pari, che favoriscano una condivisione e discussione per sensibilizzare sul tema (anche in materia di legalità e rispetto delle regole) e che promuovano e sostengano le competenze sociali.

Perché gli interventi risultino davvero efficaci occorre valorizzare il dialogo scuola-famiglia confrontandosi con gli insegnanti per tenere monitorata costantemente la situazione e valutare l’efficacia degli interventi condivisi.

Per segnalazioni e richieste d’aiuto

Prima di tutto parlarne con i referenti scolastici e chi conosce bene vostro figlio, sia esso il bullo o la vittima, la scuola è l’istituzione di riferimento in questi casi. Non dovesse esserci una scuola attenta a tale tema o alla situazione ci si può rivolgere a:

Telefono Azzurro: 1.96.96 – Helpline che fornisce supporto a bambini, adolescenti e genitori, in merito a esperienze negative e/o problematiche inerenti a episodi di bullismo e cyberbullismo

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur) porta avanti una serie di programmi di prevenzione e ha istituito un numero verde, 800.66.96.96 e un indirizzo mail, bullismo@istruzione.it, per chiedere informazioni e consigli o segnalare casi di bullismo (dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 19.00).

Come può aiutarti Mama Chat?

Il team di Mama Chat offre ascolto e supporto al genitore in difficoltà che si interroga sul tema. Parlarne può aiutare a riconoscere alcuni comportamenti campanelli di allarme. La presa di consapevolezza è il primo passo verso la risoluzione del problema.

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