C’è sempre un motivo. Conoscere per superare il conflitto genitore – figlio adolescente

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Il rapporto genitori-figli adolescenti è al centro di diverse preoccupazioni soprattutto da parte dei genitori. Il focus su cui principalmente si cerca di porre l’attenzione è quello relativo alla comunicazione. Può capitare che vi sia confusione, che vengano veicolati messaggi contrastanti, che entrino in gioco linguaggi diversi che non consentono l’incontro oppure che vi siano scarse occasioni di confronto. E’ una fatica di cui risentono entrambe le parti ma per i genitori sembra essere più facile chiedere aiuto o confrontarsi con altri. Spesso questi provano frustrazione nel vedere che i loro sforzi o che le strategie fino a quel momento adottate non sono più efficaci.
Ciò di cui i genitori sono meno consapevoli è che i figli temono estremamente il loro giudizio, pur non mostrandolo. Lo sguardo e le parole dei genitori fungono da specchio, che rimanda loro un’immagine di sé piuttosto che un’altra.

Un tema caldo riguarda le bugie che, oltre alla funzione evolutiva che possiedono, servono ai figli per proteggere i genitori e la relazione, proprio perché non ancora consapevoli del fatto che se anche si discute, se anche nasce un conflitto, la relazione non viene distrutta. Uno dei tanti compiti del genitore è quello di fungere da punto di riferimento, da base sicura, per mostrare che a seguito del conflitto è possibile la riconciliazione.

 


Perché l’adolescente entra in conflitto con il genitore?

Uno dei motivi principali che porta allo scontro tra genitori e figli è legato alle regole. Queste vengono spesso contestate dai figli per conoscere il limite e per poi scoprire la loro funzione di rete di sicurezza. Il bisogno di contestare serve loro per non sentirsi incapaci e incompetenti e per sperimentare quell’autonomia, libertà e indipendenza che serve a farli diventare individui, anche se con modalità che sembrano prive di maturità.

Altro motivo di discussione è dato dal fatto che i ragazzi sembrano spesso annoiati, pigri, svogliati; questo perché hanno a che fare con un radicale cambiamento, caratterizzato dal passaggio dalla fase di vita più infantile a quella adolescenziale, in cui si perdono i punti di riferimento. Si tratta di trovare nuove cose in cui investire e fare i conti con un nuovo sé che si sta creando. Questo può essere faticoso, frustrante e può far sentire spaesati. I cambiamenti che si trovano ad affrontare coinvolgono in primis il corpo, che subisce alcune trasformazioni più visibili e altre meno (come ad esempio a livello neurofisiologico per cui la proliferazione di sinapsi che crea un rumore di fondo distraente).

Sono stati molti i cambiamenti a livello socioculturale che hanno portato alla scomparsa dell’imposizione dei ruoli da parte della società. Emerge invece la tendenza a spronare i ragazzi ad essere unici, originali e ad esprimere tutto il loro valore. In questo sta il loro spaesamento, accompagnato dal timore del fallimento che può portare all’inibizione, ad un blocco.

Come fare ad accogliere i loro bisogni?

Si potrebbe usare l’immagine del tiro alla fune per descrivere questa relazione: il ragazzo strattona la corda per sperimentarsi nel mondo e il genitore ci si deve aggrappare forte fornendo così un punto saldo. Alcuni autori chiamano questa fase del ciclo di vita “impresa evolutiva congiunta” per cui l’adolescenza non riguarda solo il figlio ma tutto il sistema familiare e promuove in esso un profondo cambiamento. Fanno inoltre riferimento ad una funzione importante quella definita “protezione flessibile” per cui vi è la necessità di valorizzare gli spunti emancipativi dei figli, comprendendo al tempo stesso il loro bisogno di aiuto e sostegno. Venire a conoscenza di questi meccanismi e queste difficoltà condivise poichè tipiche del ciclo di vita, può in parte rassicurare i genitori rispetto alla fatica sperimentata nell’esercitare il proprio ruolo. Proprio perchè si tratta di una fase di vita che mette alla prova la famiglia, può essere utile cercare un aiuto esterno che consenta di individuare nuovi punti di vista e scoprire o riscoprire risorse e strumenti a cui fare riferimento per affrontare le sfide che la vita propone.Come può aiutarti Mama Chat?

Il primo passo per prendersi cura di sé è parlarne con una persona preparata, che con le sue competenze sia disponibile a dare uno spazio di accoglimento e ascolto a una sofferenza che può essere tradotta in parole in modo da essere ascoltata, compresa e indirizzata verso l’intervento terapeutico più appropriato. Il team di Mama Chat è disponibile per un orientamento gratuito via chat oppure la prenotazione di una seduta di video-terapia con il nostro team di Psicologi e Psicoterapeuti a 35 euro a seduta. Mama Chat è qui per te, per ascoltarti e individuare insieme il percorso migliore per la tua situazione. Scrivici se hai altre domande e se ti ritrovi in questi sintomi, scrivici in chat oppure rivolgiti al servizio psicologo online per un percorso di sostegno psicologico a distanza.

D.ssa Elisa Giustarini – Psicologa e Psicoterapeuta del Team di Mama Chat

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