C’è un nome per lo stato mentale del momento: languishing.

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La salute mentale oscilla in un continuum tra un estremo di benessere e l’altro di malessere. Nel 2021 si è inserito un nuovo stato mentale, il languishing, che incide in malo modo sulla nostra vita, può offuscare la motivazione e la concentrazione nonostante non si sia nel polo del malessere.

Lo psicologo Adam Grant, ha infatti recentemente parlato di questo insieme di sintomi e sensazioni che probabilmente un po’ tutti abbiamo provato nell’ultimo anno. L’amico che non riesce a stare concentrato, il fratello che passa le nottate a giocare ai videogames, il collega che ogni volta che gli chiediamo come sta ci risponde “bah”.

Una sensazione che racchiude il senza gioia, senza meta, giusto quel pochino, per cui non si può parlare invece in termini clinici di depressione o burnout: non ci si sente completamente inutili, la speranza c’è, le energie pure, ma qualcosa non torna, ci si senti stagnanti, vuoti, arrancanti. Il termine languishing era stato coniato qualche anno fa dallo psicologo e sociologo, Corey Keyes, per descrivere l’opposto del flourishing (stato di vitalità che fa “fiorire” la persona). Molte persone che non erano depresse non erano neppure in uno stato di crescita e prosperità. 

L’emozione del momento quindi, che si è sviluppata a seguito di mesi di angoscia, ansia, paura, in cui l’amigdala era super attivata per monitorare le minacce legate al Covid 19, si inserisce quando queste forte emozioni hanno lasciato il campo, ma non riesce a farsi spazio il benessere. Siamo sopravvissuti alla minaccia del Covid ma non siamo vitali. Non ci sono sintomi di malattia mentale, ma non si è neanche l’emblema della salute mentale.  Non ci si sente al pieno delle forze, si ha difficoltà a restare concentrati, motivati, triplicano le difficoltà sul lavoro. Spesso inoltre, non ci si rende conto di sentirsi così, si è apatici e indifferenti verso il proprio stato mentale. Per quanto non sia uno stato psicopatologico, diversi studi mostrano che questo stato sia un fattore di rischio per lo sviluppo successivo di disturbi mentali. PTSD, depressione, ansia. 

 

Come gestire questo stato

Un antidoto al “languishing” esiste e possiamo meritarci di tornare ad uno stato di benessere.
Questi sono alcuni consigli che possono aiutare a liberarsi da questa sensazione.

Etichettiamo.

Dare un nome a quello che proviamo ci aiuta a dare un senso alle nostre sensazioni e a tirare fuori le nostre risorse per affrontare la situazione. 

Condivisione.

Il languishing è un’esperienza comune e condivisa. Possiamo contrastare la positività tossica, esplicitando come realmente ci sentiamo quando ne parliamo con un amico “no, non va tutto bene in questo periodo, mi sento così…”. Creiamo relazioni positive, accorgiamoci di non essere soli e troviamo conforto dall’empatia ricevuta. 

Segui il flow.

Il flow è lo stato di assorbimento totale in una sfida, in un’azione, in cui ci si sente talmente coinvolti da perdere il senso del tempo e dello spazio. Immergiamoci nei progetti, negli hobby, nelle attività piacevoli. 

Prenditi il tuo tempo.

L’essere umano non è in grado di mantenere livelli di impegno ed eccellenza con l’attenzione alternata. Cambiare attività ogni 10 minuti o vivere a casa con familiari, bambini, essere sempre disponibili a qualsiasi orario in smartworking può rendere difficile la concentrazione. Prendiamoci il tempo per avere un’attenzione focalizzata sui nostri obiettivi, promuovendo così l’elaborazione seriale. Concediamoci un po’ di tempo senza interruzioni, mettiamo dei limiti. 

Promuoviamo l’autoefficacia.

Piccole vittorie, piccoli trionfi. Porsi degli obiettivi con una lieve difficoltà, stimola la determinazione, estende le proprie capacità di gestione e, raggiungendo passo dopo passo i sotto-obiettivi, ci si sente più efficaci, più entusiasti, più energici.  

Ricordati.

Non depresso, non vuol dire che tu non stia soffrendo. Non in burn out, non vuol dire che tu sia carico” (Adam Grant).  Accettiamo quindi questo stato, riconosciamolo, e se necessario, è sempre possibile chiedere aiuto ad un professionista.

 

Dott.ssa Margherita Hassan, psicologa, team Mama Chat

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