Gravidanza in epoca Covid-19, parola d’ordine: confrontarsi!

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La gravidanza è ritenuta un periodo di grande trasformazione in cui si attraversano importanti cambiamenti a livello fisico, psichico e sociale. Le gioie e le preoccupazioni che la caratterizzano sono a volte cosi interconnesse le une alle altre da renderle difficilmente distinguibili e separabili. Si tratta di un processo non sempre facile e lineare in quanto a venir messi in discussione sono la storia e i vissuti della futura mamma, con i suoi limiti e possibilità e più la richiesta di cambiamento è pervasiva più diventare genitori può diventare estremamente destabilizzante. È comprensibile come dover convivere con una situazione di emergenza sanitaria come quella generata da COVID-19, in cui ci sentiamo impotenti, impreparati e vulnerabili, possa incrementare la sensazione di smarrimento nella futura mamma. Solitamente, nelle diverse fasi della gravidanza, emergono situazioni di stress legate al concepimento, alla tipologia di gravidanza, al timore del cambiamento, alle variazioni ormonali e alla salute del bambino. Quello che le mamme stanno sperimentando in questo periodo storico sembra essere una tipologia di stress per lo più legato all’isolamento e alla riduzione dei contatti fisici; inoltre, nonostante, le informazioni che abbiamo a disposizione sugli effetti del COVID-19 in gravidanza siano tendenzialmente rassicuranti (ad oggi, come evidenziato dalle donne in gravidanza non sembrano essere a maggior rischio per infezione da COVID-19) l’esiguo numero di studi effettuati su questa condizione, ha generato ugualmente intensi vissuti ansiosi nelle donne in attesa, legati all’andamento della gravidanza, alla paura del contagio, alle numerose visite di routine, al post parto e al rientro a casa, alla prospettiva futura della società… Mamme che manifestavano già un discreto livello di ansia possono ora percepire un peggioramento della loro condizione, in altri casi, invece, capita di vedere mamme che a seguito del prolungamento della pandemia e ai continui cambiamenti delle restrizioni sperimentano vissuti di maggiore preoccupazione nonostante abbiano vissuto un inizio di gravidanza serenamente. La situazione contingente, quindi, può favorire un incremento di tali vissuti ed è bene non considerare queste sensazioni come immotivate ma percepirle, invece, come una delle possibili risposte ad una situazione stressante, ovvero prendere consapevolezza del fatto che il vissuto ansioso sia assolutamente giustificato dal contesto di emergenza in cui ci troviamo.

Questa situazione e le relative conseguenze rappresentano dei possibili fattori stressanti, incidendo su aspetti quali l’isolamento, la percezione del rischio di malattia, le ricadute economico-lavorative, le ricadute nelle dinamiche familiari e di coppia, rischiano di influire negativamente sulla salute emotiva della donna e del nucleo famigliare.
Particolare attenzione, infatti, va riposta anche al momento del parto il quale di per sé può suscitare preoccupazione in una condizione di normalità; nello scenario che stiamo vivendo può costituire una prova ancora più complicata e talvolta spaventate. L’emergenza sanitaria ha reso necessaria, nelle diverse strutture ospedaliere, l’adozione di nuove precauzioni per tutelare la mamma e il bambino (ad es. l’impossibilità di essere accompagnate alle visite dal proprio partner, l’accesso attraverso percorsi specifici agli ambulatori, la stessa distanza tra operatori e pazienti che ha reso per molti l’ambiente meno accogliente)e le sensazioni che possono emergere sono tendenzialmente tristezza, dispiacere e solitudine.
L’aspettativa, inoltre, che il parto e l’immediato post debbano essere un momento di condivisione di gioie e felicità con il proprio compagno e i propri cari sembra essere disattesa. Il disappunto e dispiacere per questo “isolamento” forzato è comprensibile, ma altrettanto importante è anche riuscire a contestualizzare il proprio vissuto ricordando che tali misure sono state adottate al fine di tutelare proprio la salute della madre e del bambino.


Vedere il bicchiere mezzo pieno

Per alcune mamme, inoltre, la degenza postparto senza visite dei propri cari può spaventare: questo momento, però, può rivelarsi talvolta complesso e delicato e la mamma, affaticata, può necessitare di quiete per accudire il proprio bambino e di poca pressione dall’esterno. In questo senso, le limitazioni imposte offrono alla neo-mamma non solo la possibilità di un giusto recupero di energie ma anche un momento di intimità, che in una situazione di normalità sarebbe potuto venir meno, con il proprio bambino e compagno prima di affrontare le visite e la gioia dei parenti.

Come possiamo fare per arrivare più serene al momento del parto?

Prendere consapevolezza di quello a cui andremo incontro e informarci sull’iter che la neomamma deve affrontare aiuta a non alimentare pensieri negativi e paure che sarebbero al di fuori del nostro controllo. Il confronto, inoltre, con chi ci è vicino fisicamente e “virtualmente” (ad es. amiche che hanno già vissuto l’esperienza del parto, famigliari, il proprio partner) rispetto ai nostri vissuti e timori relativi al momento del parto aiuta a calmarci e ad avere maggiore controllo di quello che stiamo provando.

Allattamento e Covid

I vissuti di preoccupazione possono riguardare anche l’allattamento e i possibili effetti che l’infezione da Covid-19 possa avere sul bambino nutrito al seno materno. Dalla letteratura però sappiamo che le donne positive al Covid-19 non devono necessariamente rinunciare ad allattare al seno il proprio bambino ed il contatto pelle a pelle non è controindicato per le donne positive. Ad oggi però, considerando i dati disponibili, il latte non sembra rappresentare un rischio per la trasmissione di tale infezione. Il problema si può presentare, quindi, non tanto per l’assunzione del latte, quanto per la vicinanza, il contatto, tra una mamma infetta o potenzialmente infetta ed il proprio bambino (attraverso le goccioline del respiro droplet). A tal proposito L’ISS (Report Indicazioni ad interim per gravidanza, parto, allattamento e cura dei piccolissimi di 0-2 anni in risposta all’emergenza COVID-19) evidenzia che durante tale contatto, come pure durante il rooming-in, sia sempre raccomandata l’adozione di misure di prevenzione ( lavaggio delle mani e l’uso di una mascherina chirurgica).

Non sei sola!

Tra gli aspetti positivi dell’attuale contesto possiamo ritrovare il fatto che le mamme, a differenza del periodo precedente all’avvento della pandemia, non siano sole nell’affrontare la gravidanza ma che nella maggior parte dei casi siano accompagnate dai propri partner (a loro volta costretti a rimanere a casa) della cui presenza possono avvalersi con la possibilità di trovarvi un valido supporto sia pratico che emotivo. È importante provare a sfruttare questo tempo a disposizione e considerarlo come una preziosa opportunità per rafforzare il rapporto della coppia e per condividere le emozioni e sensazioni che emergono. I vissuti del partner non vanno dati per scontati, non è detto che il nostro compagno non provi le stesse nostre preoccupazioni e timori sia rispetto al presente sia rispetto alla gestione del futuro.

In generale, ci sono alcuni suggerimenti che possono aiutare una mamma a vivere con maggiore serenità la sua gravidanza in questo periodo particolare:

  • cercare supporto e conforto nel proprio partner o in chi ci è accanto condividendo i nostri vissuti e paure
  • prendere consapevolezza dei pensieri negativi e mettere in atto comportamenti che possano farci stare bene e distrarci
  • circondarsi, anche “virtualmente”, di persone che trasmettono sensazioni positive e allontanare invece chi ci mette sotto pressione aumentando lo stato ansioso
  • cercare di concentrarci il più possibile sul presente nonostante sia normale pensare al futuro e preoccuparci della sua gestione (via libera alle attività che generano gioia ed entusiasmo e che possiamo condividere anche con il futuro papà così da sfruttare eventualmente il più possibile la sua presenza in casa)
  • se non si ha la possibilità di condividere questo momento con un’altra persona, diventa ancora più importante sfruttare le nuove tecnologie per condividere quello che stiamo vivendo con famigliari o amici
  • se si tratta della prima gravidanza ricerchiamo aiuto e suggerimenti dalle persone che hanno già provato questa esperienza

Capiamo, quindi, l’importanza di prestare attenzione a ciò che sentiamo, di non minimizzare, sottovalutare o nascondere i propri vissuti. È altrettanto essenziale condividerlo con chi ci è accanto fisicamente o, per forza di cose, virtualmente. Ricordiamoci che il periodo che segue il parto è di “assestamento” fisiologico, corpo e mente necessitano di rimettersi in sesto e la donna va incontro ad una variazione ormonale importante. Durante questo periodo di assestamento stai depressivi transitori o permanenti non sempre sono riconosciuti, diagnosticati e quindi trattati adeguatamente. Nel confidare il proprio malessere agli altri si possono sperimentare sentimenti di vergogna e di colpa, ricordiamoci però che soprattutto in questo momento l’isolamento e la chiusura sono dannosi.

Confrontarsi con chi ci è già passato ed esperti, permettendo alle altre persone di starci accanto è importante e utile al benessere della mamma e del suo nucleo famigliare.

A chi possiamo rivolgerci?

Il consiglio di MamaChat, se si hanno dei dubbi riguardo al proprio stato d’animo, è quello di rivolgersi ad un professionista della salute mentale o al proprio medico di base al fine di evitare che la qualità di vita nostra e di chi ci sta accanto venga intaccata. Esistono servizi specialistici che si occupano di psicopatologia perinatale sul territorio, inoltre molti ambulatori hanno continuato ad offrire il proprio supporto anche da remoto a 35 euro a seduta.

Dssa Beatrice Allegri – Psicologa Psicoterapeuta del Team di Mama Chat

Bibliografia:
http://www.salute.gov.it/
http://www.ospedalebambinogesu.it/
Helen Chen, Nancy Selix, Marciana Nosek; Perinatal Anxiety and Depression During COVID-19.
The Journal for Nurse Practitioners, 2020

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