Ridurre lo stigma che circonda i disturbi mentali attraverso l’arte

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Secondo l’OMS circa 450 milioni di adulti nel mondo soffrono di disturbi mentali, la maggior parte dei quali non vengono ne diagnosticati ne di conseguenza trattati. Le ragioni che risiedono dietro questi numeri sono probabilmente da riscontrarsi in molteplici elementi culturali e sociali ma, in generale, non è possibile negare che attorno ai disturbi mentali ci siano ancora molte miscredenze e che esista uno stigma attorno ad essi e alle persone che ne sono affette.

Proprio per queste ragioni, e ispirato dalle sue stesse esperienze in fatto di disturbi mentali, l’illustratore britannico Toby Allen ha creato il progetto artistico Real Monsters.

Il progetto illustrativo, iniziato nel 2012, si compone di tre diversi volumi all’interno dei quali troviamo rappresentate, tramite una figura e un testo esplicativo, sia alcune delle più comuni patologie psicologiche e psichiatriche, che altre meno note alla maggior parte delle persone. L’artista infatti, antropomorfizzando i disturbi in piccoli mostri, cerca di renderli più facilmente comprensibili ai più, sensibilizzando il lettore ed aumentandone la consapevolezza.

Tra le varie patologie rappresentate nel progetto troviamo il mostro dell’ansia, della depressione e del mutismo selettivo così come quello della paranoia, della depressione post partum e molti altri.

ANSIA

“Il mostro dell’ansia è così piccolo da potersi sedere sulla spalla della sua vittima per sussurrare parole al suo inconscio, scatenando pensieri spaventosi e paure irrazionali. Il mostro dell’ansia è spesso visto come debole in confronto agli altri, ma è uno dei mostri più comuni e uno dei più difficili da cui liberarsi.

Spesso portano con sé piccoli oggetti collegati alle ansie delle proprie vittime, come mantelli che rappresentano una comune ma irrazionale paura di cose che probabilmente non succederanno mai. Nessuno ha mai visto il mostro dell’ansia in faccia dato che indossa sempre un teschio come maschera.”

DEPRESSIONE

“Il mostro della depressione fluttua in giro eternamente, coprendosi sempre gli occhi per non vedere il mondo esterno. Per questo motivo finisce sempre per scontrarsi con persone o altri mostri, causando di volta in volta ulteriori danni a se stesso. Il suo unico sollievo lo ottiene avvolgendo la sua coda fumosa attorno alla sue vittime e condividendo la sua depressione con loro. Le vittime non si rendono conto della presenza del mostro ma si sentono più pesanti e sviluppano in poco tempo uno stato di depressione profonda. Nel frattempo il mostro assorbe qualsiasi emozione positiva dal suo ospite fino a che non ne è pieno e può passare alla vittima successiva.”

MUTISMO SELETTIVO

“Il mostro del mutismo selettivo non è una creatura intrinsecamente malvagia ed è maggiormente considerata come un predatore birichino. Il mostro vive in una comunità rumorosa e chiassosa di creature a lui simili, ma nasce senza l’abilità naturale di parlare. Per inserirsi nella società, ruba le voci altrui e le tiene nel guscio di una ghianda che indossa intorno al collo. Il mostro può parlare utilizzando la ghianda come se fosse un fischietto.

Preferisce rubare le voci dolci e altisonanti dei bambini ma qualche volta ricerca anche delle voci più mature e le prova per un periodo. Solitamente non trattiene una voce per troppo tempo ma la restituisce al proprietario originario in cambio di una nuova voce fresca.”

DEPRESSIONE POST PARTUM

“Il mostro della depressione post partum è una creatura comune che si attacca al suo ospite dopo che una mamma ha partorito. Le sue radici crescono intorno all’ospite e si nutrono della sua energia fisica ed emotiva, prosciugandola e portandola a presentare sintomi che possono spaziare dal sentirsi isolata, trascurare se stessa e sentirsi incapace di prendersi cura del proprio figlio. Questa vulnerabilità può anche portare all’apparizione di altri mostri come quello dell’ansia e del disturbo ossessivo compulsivo.

L’esordio degli effetti provocati dal mostro può essere lento e molto difficile da individuare, tuttavia la sua presenza tende a prolungarsi per molto tempo. L’ammissione della presenza del mostro nel passato è stato un taboo, cosa che portava la neo mamma a colpevolizzarsi. Tuttavia l’aumento di consapevolezza riguardo l’esistenza del mostro e il fatto che si parli di più degli effetti che provoca nelle vittime, hanno accresciuto le possibilità che la mamma riesca ad estirparne le radici.”

Bibliografia:

OMS (2001). La salute mentale: una componente dell’assistenza sanitaria primaria. Quaderni di sanità pubblica, n.119.

https://www.zestydoesthings.com/realmonsters

Dssa Giuditta Cittone – Mama Chat

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