Adolescenza | Salute Psicologica

Cosa ci insegna Inside Out 2?

“Aiutami a gestire le emozioni”. E’ questo che mi chiedete voi ragazzi, che ho l’onore di accompagnare per un pezzetto di viaggio insieme. 

Quando approfondisco i significati, scopro che saperle gestire spesso è associato a “essere sempre tranquilli, scialli, con zero pare, zero sbatti e tutto sotto controllo” altri “sono qui perché voglio che mi estirpi il senso di colpa e l’ansia”. Comprendo quanto sia desiderabile, ma è irrealistico e controproducente. 

Inside Out 2 dà forma e vita alle emozioni che ci abitano, ci offre un’immersione nel nostro mondo interno facendo vedere cosa ci succede dentro, soprattutto nella delicata fase di passaggio dall’infanzia all’adolescenza, quando cioè facciamo ingresso nella pubertà.

Alle emozioni, che gli studiosi chiamano “primarie”, perché istintuali e spontanee come gioia, rabbia, tristezza, paura e disgusto, si aggiungono imbarazzo, ansia, invidia, noia e nostalgia. Queste emozioni, chiamate “secondarie” si sviluppano con l’esperienza di vita, quindi sono frutto dell’apprendimento nel nostro contesto di appartenenza. Da queste esperienze si apprendono delle convinzioni e idee fondamentali tra cui l’idea di sé (ad esempio sono una brava persona, valgo, sono capace, sono meritevole di amore e rispetto etc..).

Inside out 2

La protagonista 13enne si ritrova a rispondere a nuove sfide esterne, parallelamente a trasformazioni e stravolgimenti interni e ai mutamenti del corpo anch’esso investito e travolto da cambiamenti esplosivi. Cornice che ci avvicina alla complessità di questo periodo di vita.

Cosa implica crescere? Cosa significa quindi saper gestire le emozioni?

Quando si cresce, una delle cose più importanti e anche difficili da imparare è conoscere e riconoscere le emozioni (proprie e altrui). Riconoscerle significa osservare, sentire, saper dare un nome a quello che proviamo, saperlo comunicare e ricevere più facilmente vicinanza, comprensione e validazione dagli altri.

Riley spinta dalla paura del futuro e del cambiamento, di non avere amici, di non essere accettata, di non essere all’altezza, si è allontanata da sé stessa, ha rifiutato la bambina che era e ha creato una versione di se totalmente nuova e diversa. Il film ci mostra come solo quando integra sé stessa in tutti i suoi aspetti diversi, vecchi e nuovi, allora si accetta, accoglie le sue emozioni, che finalmente trovano un posto e convivono armoniosamente dentro di lei. Solo ora può stare bene.

L’intensità emotiva diminuisce (quella che chiamiamo buona gestione emotiva o competenza emotiva) proprio quando non ce n’è solo una alla postazione di comando, ma quando tutte hanno il loro spazio. Così ci diamo il permesso di esprimerci in tutta la nostra ricchezza e complessità. Riley torna a stare bene quando si riconnette con sé stessa, con tutte le sue sfaccettature e quando dà ad ogni emozione il suo posto riconoscendo il valore di ognuna. Nel film viene sottolineato come non esistano emozioni negative o positive, sono tutte necessarie, ognuna ha una sua funzione protettiva e di salvaguardia della nostra sopravvivenza. 

Trattenere, ignorare, negare o controllare le emozioni fa male, non permette di entrare in contatto e conoscere una parte di noi, che potrebbe ribellarsi attraverso qualche sintomo. Inside out ci invita, invece, a fare esperienza di tutta l’intera gamma delle emozioni possibili. Ci insegna che la persona “forte” è quella che conosce le sue fragilità, affronta le difficoltà quando si presentano, sia in autonomia, sia chiedendo aiuto. Il punto infatti non è stare bene, bensì rimanere interi quando ci sentiamo come ci sentiamo (contenti, tristi, imbarazzati etc), connessi con noi stessi. Il nostro cervello riesce a gestire un’emozione nella misura in cui sa di cosa si tratta. Obbedisce alla regola “per domarlo devi nominarlo”. Tanto più riusciamo a distinguere quello che sentiamo, a starci in contatto, tanto più impariamo delle cose su di noi e siamo in grado di gestire le emozioni che proviamo!

 

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